03 Giugno 2015

Sostanze chimiche pericolose contenute negli alimenti

Oggigiorno, nell'industria alimentare si fa largo uso di additivi. Alcune di queste sostanze chimiche sono innocue, altre invece causano problemi di salute che vanno dall'asma alla nausea, al mal di testa, fino al cancro. In genere, quando si acquista un prodotto confezionato è bene evitare quei cibi che contengono più di 5 o 6 ingredienti. Non è sempre facile sapere con certezza che cosa è sicuro e cosa bisogna evitare. Di seguito vedremo una lista dei composti chimici più dannosi usati nella produzione di alimenti o che in qualche modo finiscono per contaminare i cibi.

Aspartame

L'aspartame è uno dei sostituti dello zucchero più utilizzati dall'industria alimentare grazie al suo basso costo e alla sua capacità dolcificante 200 volte superiore a quella del saccarosio. L'aspartame è oggetto di numerose polemiche poiché molte ricerche condotte su animali da laboratorio hanno dimostrato lo sviluppo di forme tumorali dopo l'assunzione orale di questo edulcorante. Tuttavia, nessuno studio è riuscito a provare un rapporto causa-effetto tra tali fenomeni, come non si è potuta neppure dare prova dei meccanismi di azione relativi alla tossicità dell'aspartame. Nel dubbio, il consiglio è quello di evitarlo il più possibile.

Inoltre, va comunque ricordato che l'aspartame è controindicato per coloro che soffrono di fenilchetonuria, ovvero hanno difficoltà nel metabolizzare la fenilalanina, uno dei due amminoacidi che costituiscono l'aspartame. In particolare, non è raccomandato per le donne incinte e per i bambini.

Benzoato di sodio

Si tratta di un conservante antimicrobico impiegato nell'industria alimentare, in particolare viene aggiunto a latte, carne, bevande, prodotti a basso contenuto di zucchero, cereali. Il benzoato di sodio può causare diversi problemi di salute tra cui inibire temporaneamente il corretto funzionamento degli enzimi digestivi, provocare mal di testa, disturbi allo stomaco, attacchi di asma e iperattività nei bambini.

Oltre a ciò, una ricerca condotta dalla FDA ha dimostrato che il benzoato di sodio unito all'acido ascorbico (vitamina C), in determinate condizioni, può portare alla formazione di benzene, un pericoloso cancerogeno. Tale situazione può verificarsi facilmente nelle bibite contenenti vitamina C.

Per scongiurare i possibili rischi per la salute causati da questo additivo, evitare gli alimenti e le bevande che contengono tra gli ingredienti benzoato di sodio, indicato anche con la sigla E211.

BHA (Butilidrossianisolo) e BHT (Butilidrossitoluene)

Il BHA e il BHT sono antiossidanti sintetici derivati ​​dal petrolio, solitamente aggiunti come conservanti negli alimenti contenenti oli per ritardarne l'irrancidimento. Si trovano comunemente in cracker, cereali, biscotti, chewing-gum, salsicce, condimenti, salse, e altri cibi con grassi aggiunti. Il BHA e il BHT sono oggetto di tante controversie per via del fatto che molte ricerche sostengono sia un possibile cancerogeno e mutageno per l'essere umano.

Evitare dunque i prodotti contenenti tali conservanti, solitamente indicati con la sigla E320 (Butilidrossianisolo) ed E321 (Butilidrossitoluene).

Cantaxantina

I tuorli delle uova non sempre vengono fuori di un giallo dorato, così i produttori di uova a livello industriale utilizzano la cantaxantina come pigmento per renderli più appetibili. Elevate quantità di cantaxantina possono causare danni alla retina e risultano tossiche per il fegato.

C'è da dire che la cantaxantina è un pigmento che si trova in natura ma, sfortunatamente, può essere prodotta anche in laboratorio e, dato che per legge non si è obbligati a indicare l'origine dell'additivo, non ci è dato sapere se la cantaxantina presente nei cibi che mangiamo sia di origine naturale o artificiale. Nel dubbio, meglio evitare i prodotti che contengono cantaxantina, indicata spesso con la sigla E161g. Per quanto riguarda le uova, in particolare, preferire quelle biologiche, di tipo 0 (zero) o al massimo 1.

Sciroppo di glucosio-fruttosio (HFCS)

Lo sciroppo di glucosio-fruttosio, a volte semplicemente chiamato sciroppo di mais, è uno dei dolcificanti più usati in sostituzione dello zucchero per via della sua economicità e del suo potere estremamente dolcificante. Lo si può trovare in moltissimi alimenti, soprattutto in quelli trasformati: dolci, cereali, snack, bevande energetiche, bibite gassate e/o aromatizzate, sughi pronti, ketchup, yogurt, sciroppi, e panini dei fast-food.

Il consumo elevato di sciroppo di glucosio-fruttosio porta senza dubbio a obesità e diabete, nonché a problemi cardiovascolari. Questo dolcificante aumenta rapidamente i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue, rendendo le cellule ematiche più inclini alla coagulazione, e accelerando il processo di invecchiamento.

Glutammato monosodico

Negli anni '60 si parlava della "Sindrome del ristorante cinese", causata dall'assunzione di glutammato di sodio, che provocava disturbi quali mal di testa, vasodilatazione a livello cutaneo, orticaria. Stando a studi più recenti non vi è alcuna correlazione tra il glutammato monosodico e tali fastidi. Tuttavia, se si sta seguendo una dieta iposodica, è necessario diminuire l'assunzione di cibi trasformati che hanno al loro interno glutammato (E621 o MSG). 

Oli e grassi idrogenati o parzialmente idrogenati

L'idrogenazione è il processo di trasformazione di un olio a cui vengono addizionati atomi di idrogeno con lo scopo di fargli acquisire una maggiore saturazione, rendendolo quindi solido o comunque più denso. Se dunque si ha un'idrogenazione completa, si ottiene un grasso solido. Se invece l'idrogenazione è parziale si crea un semi-solido, quindi un grasso della consistenza del burro. Poiché questo processo è molto più economico rispetto all'utilizzo di burro, gli oli parzialmente idrogenati vengono impiegati per la produzione di molti alimenti.

Gli oli idrogenati o parzialmente idrogenati possono causare obesità, diabete e problemi cardiovascolari poiché il processo di idrogenazione accresce la presenza di grassi trans. Tali grassi sono tra i più pericolosi per la salute perché accrescono il livello delle LDL (lipoproteine a bassa densità o colesterolo cattivo) e diminuiscono quello delle HDL (lipoproteine ad alta densità o colesterolo buono), aumentando il rischio cardiovascolare e rallentando il metabolismo.

Bisfenolo A (BPA)

Il bisfenolo A non è un additivo alimentare ma purtroppo lo si può facilmente trovare nei cibi. L'esposizione a questo composto organico è estremamente diffusa dato che il bisfenolo A viene utilizzato nella produzione di bottiglie di plastica, biberon e lattine a uso alimentare. I soggetti più a rischio sono tra l'altro le donne incinte e i bambini. Uno studio giapponese del 2005 pubblicato sulla rivista Human Reproduction ha concluso che, in molti casi, l'aborto spontaneo ricorrente è associato all'esposizione al BPA. Questo composto ha inoltre potenziali effetti negativi sul comportamento così come sulla salute del cervello e della prostata.

Sebbene in Unione Europea e in Italia vengano imposti dei limiti sull'utilizzo di questo composto, è sempre meglio prendere le dovute precauzioni: limitare il consumo di cibi in scatola, ed evitare di conservare gli alimenti, soprattutto se caldi, in contenitori di plastica poiché il calore provoca un rilascio di BPA. Proprio per questo motivo, oggi molte bottiglie di plastica e lattine vengono etichettate come prive di BPA, quindi meglio scegliere questi contenitori. Si raccomanda inoltre di conservare i cibi in contenitori di vetro, porcellana o acciaio inossidabile. Inoltre, alcuni (non tutti) prodotti in plastica contrassegnati con i codici di riciclaggio 3 o 7 possono contenere BPA, quindi meglio evitarli.

Diossina

Le diossine sono sostanze chimiche che in genere si diffondono nell'ambiente quando i rifiuti industriali e/o domestici vengono bruciati. Tali sostanze sono dunque presenti nel suolo, nelle acque superficiali e nei tessuti di piante e animali. Va da sé che, per quanta attenzione si possa fare alla scelta di alimenti di qualità, questi possono comunque essere contaminati dalla diossina. L'esposizione primaria alle diossine negli esseri umani è proprio attraverso il cibo contaminato, in genere prodotti di origine animale dato che la sostanza chimica tende ad accumularsi maggiormente nei tessuti grassi.

La diossina è un distruttore endocrino. Ciò significa che va a cambiare, potenzialmente, l'effetto degli estrogeni e del progesterone nel nostro organismo, provocando un aumento del rischio di alcuni tumori, come per esempio il cancro al seno oppure all'ovaio, che sono fortemente estrogeno-dipendenti.

Per ridurre l'esposizione alle diossine si può quindi optare per una dieta più sana ed equilibrata, diminuendo l'apporto di cibi grassi, di origine animale, e preferendo i vegetali come frutta, verdura, cereali e legumi.

Mercurio

Anche se il pesce è una delle fonti più apprezzate di acidi grassi omega-3, un suo consumo eccessivo può causare non pochi problemi, soprattutto se questo pesce è una varietà ad alto contenuto di mercurio. In quantità elevate, come quelle presenti in alcune specie di pesci tra cui squalo, tonno, verdesca, pesce spada, sgombro reale, e tile gibboso, il mercurio può essere velenoso. Il rischio è particolarmente alto per i bambini e le donne in gravidanza, le quali dovrebbero evitare il più possibile i pesci sopra citati per prevenire problemi al feto in via di sviluppo.

In alternativa ai pesci di grossa e media taglia, che sono quelli ai vertici della catena alimentare e che quindi accumulano più mercurio, si possono scegliere quelli di piccola taglia o di allevamento come il pesce gatto, il salmone, e la trota.

Composti perfluorinati (PFC)

Se a casa si sta ancora utilizzando una vecchia padella antiaderente graffiata, è arrivato il momento di sbarazzarsene definitivamente. I composti chimici perfluorurati, o PFC, vengono impiegati nella fabbricazione di pentole antiaderenti, e sono dannosi per la salute. Diversi test condotti dalla Environmental Protection Agency hanno dimostrato che i PFC sono tossici negli animali, esercitando effetti negativi sulla riproduzione e sullo sviluppo. Il rischio di esposizione a tale composto chimico si verifica soprattutto quando le pentole vengono riscaldate a temperature troppo elevate oppure quando si graffiano. Per evitare di graffiare lo strato di Teflon è bene utilizzare utensili in legno o in silicone.

Ftalati

Usati per accrescere la flessibilità della plastica e anche come solventi, gli ftalati sono presenti in centinaia di prodotti che maneggiamo ogni giorno, tra cui contenitori di plastica, spazzolini da denti, cosmetici, lozioni, repellenti per insetti, pavimenti e rivestimenti vinilici, giocattoli di plastica, vernici, profumi e altro. Gli ftalati sono interferenti o disruttori endocrini, il che significa che imitano o sopprimono gli ormoni maschili e femminili nell'organismo e possono portare allo sviluppo di tumori, in particolare quelli ormono-sensibili come il cancro al seno.

Il problema è che queste sostanze chimiche sono troppo presenti nella vita di tutti i giorni poiché tutti siamo continuamente esposti agli ftalati rilasciati nell'aria oppure attraverso l'ingestione di alimenti e bevande contaminati per via del contatto con contenitori in plastica in cui vengono conservati. Per proteggersi dai rischi potenziali causati dagli ftalati è necessario evitare il più possibile i prodotti che tra gli ingredienti contengono ftalati, preferendo quelli che riportano la dicitura "senza ftalati". Per quanto riguarda gli alimenti è sempre meglio scegliere quelli non confezionati, quindi freschi e, quando si conserva un cibo o una bibita, è bene tenerla in contenitori di vetro.

Organofosfati

Gli organofosfati sono tra i più comuni insetticidi utilizzati in agricoltura. Un elevato consumo di alimenti contenenti organofosfati è legato a una maggiore incidenza del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) nei bambini, e può anche avere effetti nocivi sulla funzione riproduttiva. La cosa migliore da fare è quella di optare per prodotti biologici. Se il costo per tali cibi rappresenta un problema, si raccomanda di sciacquare bene e abbondantemente gli alimenti non bio prima di mangiarli.

Se da un lato non è possibile evitare molti degli agenti chimici presenti nei cibi come nel caso dei pesticidi, dall'altro si può provare a migliorare la propria dieta scegliendo alimenti genuini e bio, e riducendo l'assunzione di prodotti trasformati. Quando si acquistano alimenti al supermercato è sempre bene leggere attentamente le etichette e accertarsi che gli ingredienti siano pochi ma buoni. Evitare dunque il più possibile quei cibi che contengono molti additivi, e che quindi nell'etichetta elencano troppi nomi illeggibili e sigle strane poiché sono sicuramente ricchi di sostanze chimiche dannose per la salute.

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