20 Dicembre 2012

Dieta antinfiammatoria: quale pesce mangiare?

Una dieta caratterizzata soprattutto da alimenti che producono infiammazioni può portare a sviluppare malattie gravi come alcune forme di cancro e problemi al cuore. Per questo motivo bisogna ricorrere a un'alimentazione sana ed equilibrata, che contenga cibi antinfiammatori, tra cui il pesce grasso.

L'azione antinfiammatoria del pesce grasso (oleoso) deriva non solo dal suo contenuto di proteine, vitamine e minerali, ma soprattutto dall'elevato apporto di acidi grassi essenziali omega 3, tra cui l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA). Grazie a queste sostanze, consumare pesci oleosi una o due volte a settimana contribuisce a ridurre l'infiammazione cronica e alcuni problemi neurologici come la depressione, la degenerazione maculare senile, l'Alzheimer, i disturbi cardiovascolari, e il rischio di infarto.

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Purtroppo, la nota negativa è che i nostri mari sono molto inquinati per via di contaminanti ambientali e industriali. Di certo questi agenti chimici non fanno bene alla salute del pesce, oltre che dell'ambiente, per cui mangiare alcuni pesci può risultare molto pericoloso. Per questo motivo, vogliamo fornirvi diversi suggerimenti per la scelta del pesce migliore da portare a tavola:

Scegliere i pesci più piccoli ed evitare quelli grandi: i pesci più grandi e che vivono più a lungo, come lo squalo e il tonno, accumulano al loro interno maggiori quantità di mercurio rispetto a quelli più piccoli che si trovano alla fine della catena alimentare. Tra questi, i pesci migliori sono le acciughe (meglio se provenienti dall'oceano), le sardine del Pacifico (o comunque pescati nell'oceano), il salmone dell'Alaska, e gli sgombri dell'Atlantico.

Scegliere il pesce selvaggio anziché quello di allevamento: il pescato selvatico contiene maggiore concentrazione di nutrienti ed è meno probabile che ospiti parassiti e contaminanti come le diossine, i pesticidi e i PCB (bifenili policlorurati o policlorobifenili) che spesso sono presenti nei pesci di allevamento.

Non mangiare il pesce crudo: secondo uno studio condotto dalla Université de Montréal e pubblicato nel 2011 sulla rivista Environmental Research, bollire o friggere il pesce riduce la bioaccessibilità del mercurio rispettivamente del 40 per cento e del 60 per cento. Tuttavia, dato che con la frittura si possono facilmente creare composti dannosi e potenzialmente cancerogeni dovuti alle alte temperature, la bollitura è probabilmente la scelta migliore per cucinare il pesce.

Consumare il pesce insieme a tè o caffè: sempre nella ricerca condotta dalla Université de Montréal, gli studiosi hanno anche evidenziato che bere caffè o tè verde oppure tè nero mentre si mangia il pesce può ridurre ulteriormente l'assorbimento di mercurio, portandolo a livelli molto bassi.

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