15 Febbraio 2015

Attacchi di panico: cosa fare nell'immediato

Cuore in gola, senso di soffocamento, mani sudate, e sensazione come quella di star per svenire sono solo alcuni dei sintomi che possono essere percepiti quando si viene colpiti da attacchi di panico. In questi casi, bisogna imparare a gestire la crisi di panico anche nell'immediato, soprattutto se si è soli e non si sa cosa fare.

Cos'è un attacco di panico

Per capire bene come comportarsi quando si ha un attacco di panico, dobbiamo comprendere a fondo di cosa si tratta. La crisi di panico è una reazione di ansia espressa dal nostro organismo in risposta a uno stimolo esterno.

L'ansia è in realtà una componente fondamentale della nostra esistenza. Una quota di ansia è infatti necessaria e fisiologica poiché ci aiuta ad affrontare situazioni che richiedono particolare impegno: una giusta "preoccupazione" per esempio in vista di un esame scolastico ci consente di attivare tutte le necessarie risorse di attenzione e di funzionamento cognitivo per superarlo al meglio.

Inoltre, da un punto di vista evolutivo, la componente dell'ansia nella storia dell'uomo è quell'aspetto che ha garantito la sopravvivenza della specie. Basti pensare infatti ai sentimenti di ansia e paura che, per esempio, deve aver provato l'uomo primitivo di fronte alle minacce ambientali, che ne hanno provocato sì la fuga, ma con essa hanno plasmato anche la sua capacità di fronteggiare situazioni difficili, e quindi ne hanno garantito la sopravvivenza.

L'ansia quindi può essere una fondamentale amica, ma se prende il sopravvento e si scollega dalle minacce reali dell'ambiente allora può rappresentare un vero ostacolo per la persona, fino a danneggiarla.

Quali sono i sintomi di un attacco di panico?

L'attacco di panico si riconosce per una serie di sensazioni fisiche molto concrete, tanto da poter essere scambiate, da chi le prova, per qualcosa di organico e più pericoloso. Spesso una crisi di panico viene infatti confusa con problemi di tipo cardiaco, ma senza che con questi abbia in realtà niente a che vedere.

I sintomi dell'attacco di panico sono i seguenti:

  • tachicardia, ovvero i battiti cardiaci che accelerano fortemente, dando la sensazione che il cuore stia per scoppiare;
  • mani sudate, o comunque sudorazione in genere accelerata;
  • tremori e, talvolta, qualche spasmo muscolare;
  • sensazione del laccio alla gola o di soffocamento;
  • mancanza d'aria, asfissia;
  • dolore al petto, come se fosse in arrivo un attacco cardiaco, quando in realtà il dolore è provocato dalle contrazioni muscolari dettate dal sistema nervoso;
  • nausea, vomito;
  • dolori intestinali;
  • sensazione come quella di star per svenire, instabilità, la testa che sembra andar via leggera;
  • senso di perdere il contatto con la realtà, oppure di depersonalizzarsi, ossia di perdere il contatto con il proprio corpo fisico;
  • improvvise vampate di calore, oppure brividi di freddo;
  • formicolio agli arti.

Questi sono i sintomi classificati e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale; occorre considerare che non tutti possono e devono essere presenti contemporaneamente per poter parlare di disturbo di panico.

Tutte queste sensazioni possono essere inoltre collegate con altri due indicatori diagnostici che aiutano a classificare una crisi di panico e che sono fortemente connessi con i precedenti:

  • paura di perdere il controllo di sé e delle proprie azioni, in altre parole, paura di impazzire;
  • paura di morire.

Attacchi di panico: cosa fare nell'immediato

La respirazione è molto importante per la risoluzione di questo tipo di disturbi, oltre che per la salute generale di tutto l'organismo. Imparare a gestire la respirazione è quindi necessario per fronteggiare l'attacco di panico nell'immediato.

Bisogna imparare a regolarizzare i cicli di inspirazione e di espirazione. Questo aiuta a diminuire velocemente il livello di ansia, andando a rendere volontario qualcosa che risulta automatico, ovvero andando a regolare la respirazione abbassando il numero dei cicli di entrata e di uscita dell'aria nei polmoni. Se si è in iperventilazione, è consigliabile respirare in un sacchetto di carta per riportare a livelli ottimali i livelli di anidride carbonica nel sangue e calmare l'agitazione.

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A questo punto, dopo aver preso il pieno controllo della respirazione, si può cercare di veicolare e trasferire il proprio disturbo a un livello diverso, distante da sé. Per esempio si può riuscire a ridurre la propria ansia portando le sensazioni e i pensieri che affliggono la mente su un altro piano, che potrebbe essere un seplice foglio di carta. In pratica, quando si avvertono le prime avvisaglie di ansia, prima che la crisi di panico arrivi alla fase più acuta, bisogna fermarsi un momento e, su un piccolo blocco note (che si può portare sempre con sé), scrivere subito e di getto tutto ciò che sta avvenendo intorno a sé, riportando tre punti fondamentali:

1. Tempo: ovvero l'ora, i minuti, i secondi e l'anno (per esempio: sono le ore 13:30:43 del giorno 16/11/2015).

2. Spazio: ovvero il posto in cui ci si trova in quel momento (per esempio: sono in Via Roma, nei pressi della tabaccheria).

3. Situazione: ovvero che cosa sta succedendo (per esempio: sto facendo compere per il compleanno di mio cugino, e vicino a me ci sono i bambini di una scolaresca accompagnati dalla maestra...).

Affinché questa tecnica anti-panico funzioni in maniera rapida e immediata, è importante applicarla come se si stesse osservando l'intera scena dall'esterno (in maniera del tutto simile al lavoro di un regista che dirige il suo film), apportando quanti più dettagli possibili. L'esercizio dovrebbe impegnare circa dieci minuti.

Praticare questi semplici esercizi di respirazione e traslazione dell'ansia aiuta l'individuo colpito da attacchi di panico ad avere una riduzione evidente del proprio stato ansioso nell'immediato, permettendo al sistema neurovegetativo di ristabilire le normali condizioni psicofisiche.

Accettare la paura per contrastare l'attacco di panico

Quando arrivano i primi segnali di paura non si deve in alcun modo provare a scacciarli poiché si peggiorerebbe soltanto la situazione. Piuttosto bisogna riconoscere e accettare la paura. Detto ciò, si può fare un altro esercizio che aiuta in questo senso:

Innanzitutto si può cominciare a pensare che si tratta di qualcosa di passeggero, non durerà. Passerà presto. Così come è arrivato andrà via. È una cosa che già si sa, non è la prima volta che succede. Funziona sempre così: arriva e poi va via. È sicuro che andrà via. È subito possibile percepire che è qualcosa che sta passando: sta passando, e sta andando via...

Successivamente, contare da 0 fino a 50, quindi ripetere il conteggio in senso opposto da 50 a 0. Dopodiché, ricominciare a contare procedendo questa volta di 2 in 2 fino ad arrivare a 100; infine, seguitare in senso inverso da 100 a 0, sempre di 2 in 2.

È di fondamentale importanza non soffermarsi a pensare a ciò che potrebbe succedere, poiché è qualcosa che non avverrà, lo si può solo immaginare. Dunque, non c'è alcun bisogno di pensare cose che non avverranno. Tutto tornerà a posto rapidamente e non accadrà nulla.

Gli esercizi visti qui sopra sono utili per fronteggiare gli attacchi di panico nell'immediato. Se vengono eseguiti correttamente aiutano ad aumentare subito la sensazione di essere in grado di liberarsi in maniera efficace da un nemico tanto minaccioso ma per nulla invincibile.

Attacchi di panico: terapia

Esistono diversi rimedi per curare il disturbo di panico. Fondamentalmente si possono classificare in due macro aree:

  • Intervento farmacologico
  • Intervento psicologico-psicoterapeutico

Il primo approccio tiene in considerazione la chimica delle molecole che vengono prodotte dai neurotrasmettitori, ossia da quelle cellule del nostro organismo che hanno a che fare con il cervello e il sistema nervoso in genere.

L'approccio farmacologico inibisce la scarica di quelle sostanze che attivano quella serie di reazioni a catena fisiologiche, che comportano il manifestarsi dei sintomi descritti precedentemente.

In altre parole, l'approccio farmacologico interviene non tanto sulle cause psicologiche e ambientali che scatenano il manifestarsi delle crisi di panico, quanto sulla chimica che provoca gli aspetti sintomatici.

L'approccio psicologico e/o psicoterapeutico interviene invece aiutando la persona a indagare le cause più profonde che scatenano il temuto disturbo. Le reazioni d'ansia indotte dalle crisi di panico hanno infatti generalmente origine inconscia e comunque inconsapevole. Un lavoro che supporti la conoscenza dei sintomi del panico e che aiuti a indagare le cause (per esempio: quando mi accadono gli attacchi? cosa è successo nei momenti precedenti? oppure cosa mi dovevo preparare ad affrontare?) è importante sia per conoscere e gestire meglio gli attacchi sia per superarli, una volta portate alla coscienza le cause del loro manifestarsi.

Entrambi gli approcci hanno pro e contro. I farmaci agiscono sicuramente in un tempo minore e permettono rapidamente di migliorare la qualità della vita. La soluzione di tipo psicologica comporta tempi più lunghi, ma risultati più stabili. Un intervento ottimale, potrebbe prevedere l'integrazione dei due approcci.

Molto importante rimane comunque la capacità di gestire gli attacchi di panico nell'immediato, ricorrendo ai semplici esercizi descritti in precedenza, utili sia per gestire le crisi sia per conoscere meglio le proprie ansie e paure. In questo modo, nel tempo, si riuscirà a essere sempre più padroni di sé.

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